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RIFLESSIONI SEMISERIE SU ENTROPIA E UMANITÀ

Guardando al passato, osservando il mondo che ci circonda, notiamo a periodi, un umanità più ardimentosa, più geniale e creativa.

Anche Woody Allen nel suo film “Midnight in Paris” a suo modo ha tentato di dare una risposta a quella che deve essere stata anche la sua esigenza di comprendere questo meccanismo.

La risposta che emerge dalla visione del suo film sembrerebbe essere che per una sorta di nostro nostalgico sentimentalismo ogni epoca passata ci debba apparire inevitabilmente come la più intensa, la più luminosa e magnificente. Cosi che per un contemporaneo la bella epoque si dovrebbe certamente preferire ai tempi moderni e per lo stesso arcano meccanismo, all’umanità degli anni 30 i primi del novecento certamente alla Bella Epoque. E cosi via a ritroso…

Di fatto accade proprio questo, ma perché? Per una sorta di nostalgico sentimentalismo biologicamente e culturalmente insito in ognuno di noi, come ci vorrebbe far propendere Woody Hallen?

Mah, non credo. Sarebbe come dire che la nostalgia del passato sia in grado d’impedirci di vedere e analizzare i fatti per per come realmente si svolgono e/o si sono svolti…
Che un po’ vi sia questa tendenza da parte dell’uomo é certamente innegabile, ma esistono dati oggettivi che ci impediscono di cadere in questi errori e in un analisi del genere non possiamo non considerarli.

Facciamo qualche esempio.
Anni 70: musica straordinaria, fiorivano gruppi musicali da ogni angolo del pianeta, (persino in Italia!).
La tecnologia in confronto ad oggi era semplicemente ridicola, eppure riuscivano a produrre sonorità ancora oggi ineguagliabili.
Oggi abbiamo computer mille volte più potenti di quelli impiegati da Armstrong per andare sulla Luna eppure i risultati (volendo essere più che generosi) sono assolutamente mediocri nella stragrande maggioranza dei casi, spartiti alla mano.

Non parliamo dell’arte in generale, dell’architettura, del cibo (fino agli anni 80 il pane almeno sapeva e profumava da pane..), della scienza medica (nonostante i passi avanti della tecnologia), della filosofia e di quanto altro ancora, solo Dio lo sa….

Certo i progressi ci sono e ci mancherebbe, ma avvengono in ambiti sempre più lontani da quelli che potremmo definire come i più legati all’intima natura umana.

E infatti avvengono prevalentemente in ambito tecnologico, mossi prevalentemente da esigenze economiche e finanziarie, e poi infatti non sappiamo bene come impiegarli al fine di migliorare realmente la qualità della vita delle persone, anzi nella migliore delle ipotesi facciamo disastri. É come se facessimo sempre più fatica ad utilizzare quell’energia in grado di far esprimere la profondità dell’essere umano, quell’energia In grado di far fiorire e risplendere l’animo umano, oggi sempre più opaco e oscuro.

Facciamo ancora un esempio: intervento alla cataratta, si recidono i tensori muscolari del cristallino e si sostituisce quest’ultimo con una lente sintetica, tutto rigorosamente con strumentazione e materiali tecnologicamente avanzatissimi… Bene, ma dove é rivolta l’energia dell’uomo un questo caso? Massimamente verso il progresso tecnologico e minimamente nella direzione di approfondire il funzionamento del corpo umano. Ossia, si é compreso che é possibile sostituire il cristallino con una lente artificiale ma non si sono comprese le cause della formazione della cataratta e di conseguenza come prevenirla/curarla. Ma vi é nella comunità medica la tensione verso la comprensione del fenomeno dal punto di vista biologico o vi é più forse la curiosità verso il comportamento della macchina? È evidente che anche in questo caso, l’uomo persegua la via di minore dispendio energetico: è molto più semplice sostituire “la lente” che comprendere il meccanismo di funzionamento del corpo umano.

E abbiamo parlato di interventi chirurgici, ma se volessimo parlare di farmaci siamo messi ancora peggio. Nella stragrande maggioranza dei prodotti farmacologici ci si preoccupa di nascondere i sintomi e si trascurano i meccanismi che sottendono la specifica patologia dall’indagine.

È come se l’uomo preferisca rimanere in superficie, evitando di approfondire il senso delle cose, le ragioni e i perché.

Insomma, grandi tecnologie nelle mani di bambini piccoli piccoli, che alla pari di questi osservano con grande ammirazione la macchinina elettrica teleguidata correre di qua e di la, senza potersi, questi bambinetti, fermare per un attimo e interrogare sul senso e l’utilità di tanta tecnologia, troppa fatica!

Cosa accadrebbe se dotassimo Pitagora, Paracelso o Talete, della tecnologia attuale? Non è facile rispondere. Forse non saprebbero proprio cosa farsene, oppure se ne chiederebbero l’utilità visto lo stato in cui versa il nostro pianeta e la nostra società. Di certo la loro azione sarebbe condizionata dalla personale disponibilità energetica.

Tutto questo per dire in sostanza che, all’alba di un ventunesimo secolo, dove pur essendo la tecnologia più evoluta di un tempo e il benessere materiale (stiamo parlando di PIL..) appannaggio della maggior parte di tutti noi, non osserviamo significativi passi in avanti dell’uomo in ambito scientifico o delle arti in genere, ma anzi il suo incessante retrocedere e al contempo invece un rapido incedere sullo sterile piano tecnologico.

È infatti difficile, faticoso (in alcuni casi addirittura pericoloso), produrre qualcosa che sia in armonia con la Natura (della Natura facciamo parte anche noi esseri umani).
È come se pur esistendo una grande disponibilità energetica (l’energia è sempre quella, cambia casomai lo stato di disponibilità), questa venisse impiegata male, in altre direzioni o non correttamente, meglio ancora, come se questa energia mano a mano che l’umanità procede lungo il suo percorso divenisse sempre meno “bio-disponibile”. L’energia c’è ma in forma di “minore disponibilità”?

Provate a chiedere “cosa accadeva” ad una persona che ebbe la fortuna e privilegio di vivere negli anni 60/70. Tutti vi diranno che vi era una grande energia! Non dobbiamo forse considerare questo elemento all’interno della nostra indagine solo perchè “intangibile” e di difficile definizione? Va beh, fatelo, ma in queste persone la loro opinione non muterà: l’energia c’era ed era palpabile!

Da un punto di vista strettamente antropologico possiamo osservare come il declino delle società passate rappresenti un elemento fisiologico di sistema.
Sulle ragioni di questi declini, illustri studiosi hanno avanzato le più appassionanti teorie. Tuttavia il limite di queste indagini è che muovono principalmente sulla base di eventi storici precisi e fenomeni tangibili, “concreti”. E in virtù della natura stessa di tale indagine, si otterranno risposte “di superficie”, ossia risposte che mostrano le cause che stanno al di sopra delle vere profonde ragioni.

Ma se iniziassimo a pretendere di giungere ad una comprensione maggiore del fenomeno e dunque volendo andare oltre rispetto alle risposte pragmatiche (che possono essere formalmente più che corrette) forniteci dai nostri illustri ricercatori dovremmo iniziare a chiederci “le ragioni delle ragioni“, un po’ come fanno i bambini al di sotto dei tre anni.

Ma cercando di “sprofondare” il più possibile nell’Umana Condizione non possiamo non giungere alla conclusione che tutto, ascesa o declino di una società, dipenda interamente dal comportamento di massa dell’individuo. Dalle reazioni agli eventi che in massa l’individuo adotta.

E allora potremmo porci la domanda: perchè ad un certo punto l’individuo non desidera concorrere più allo sviluppo (armonioso) della propria società?
Procedere in questa direzione è la via maestra per poter ottenere la risposta che ci interessa.
Eventuali risposte potrebbero essere:

a) un lungo periodo di dissesto economico generale
b) difficoltà ad accedere alle risorse alimentari per un medio/lungo periodo
c) cambiamenti climatici importanti
d) etc..

In realtà questi fenomeni spiegano le cause di superficie. Se volessimo approfondire ulteriormente, un punto alla volta, per esempio il punto “a” ci si potrebbe ulteriormente chiedere: “ma quali furono le cause del dissesto economico?”. E ancora: “ma perchè la comunità non fu in grado di risolvere o almeno gestire e infine superare questa fase? Identico discorso per i punti “b” e “c” nonostante questi possano imputarsi a cause indipendenti dalla volontà umana. Un cambiamento climatico potrebbe mettere in seria difficoltà l’umanità e i sopravvissuti sarebbero chiamati a resistere in nome della salvezza della specie umana. Lo possono fare come no, da cosa dipende?

È sempre l’uomo che può o non può essere in grado di gestire/dominare il cambiamento.

E perchè nel caso, non sarebbe in grado di farlo?” O meglio: “perchè non sarebbe disposto a farlo?”

La risposta potrebbe essere: perchè dentro di esso non trova più l’energia per farlo: intimamente l’uomo percepisce che tale azione richiede una disponibilità energetica superiore a quanto in suo possesso. E rinuncia.

Facciamo un ulteriore esempio: solo il 50% degli aventi diritto esprimono un proprio indirizzo politico recandosi di persona presso il seggio elettorale. Gli altri semplicemente non ci vanno. Perché?
Perché valutano tale azione inutile. L’energia che imprimo con la mia azione è inferiore a quella necessaria per produrre un cambiamento.
Potremmo anche virare la risposta in questa: “non riesco ad avere sufficiente energia da spendere in questa direzione, valuto sia più opportuno rinunciare al voto e conservare questa energia per la mia famiglia”. Cosa cambierebbe? Non è sempre una questione energetica?

Avete fatto caso che oggi sulle vetrine di farmacie, erboristerie, parafarmacie, salumerie e pescivendolerie, imperversano manifesti pubblicitari di prodotti in grado (a loro dire) di aumentare al vostra energia, fisica e psichica?!? Eppure abbiamo sulle tavole di tutti noi una varietà e quantità di alimenti tali che mai in passato fu nelle nostre disponibilità.

Siamo evidentemente in una fase in cui l’Uomo è stanco e affaticato. Un sacco, anzi una montagna di energia e non riusciamo ad utilizzarla.

Stiamo parlando di entropia.
E questo avviene in ambito umano.
Ma per qualche ragione, il Sistema non arriva ad arrestarsi in modo definitivo. Il Sistema si avvicina al punto di entropia zero, ma poco prima dell’arresto definitivo, il Sistema riprende riportando la disponibilità energetica al massimo. E questo lo possiamo osservare andando a ritroso nel passato.

Ci si potrebbe anche chiedere di che natura sia questa energia e la sua origine. Immagino entrambe legate alla natura del pianeta o più generalmente a ciò che lo circonda.

Tuttavia quello che accade oggi, presenta alcune differenze rispetto al passato.
Il nostro comportamento per la prima volta nella storia di questa umanità, è stato in grado di mutare sostanzialmente anche l’ambiente esterno (si parla infatti di Antropocene) e per la prima volta nella storia di questa umanità, potrebbe essere che il tempo necessario all’uomo per ritornare nella sua fisiologica fase energetica ascendente sia questa volta superiore al tempo che il pianeta ci potrà concedere..