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DALL’ENERGIA DELL’UOMO ALLA NATURA DELL’UOMO [PARTE 2]

"Tributo" ad Elon MuskPremessa

Cosa distingue principalmente l’uomo dall’animale? L’intelligenza certamente, ma cosa “di questa” in particolare?

La facoltà di operare delle scelte individuali capaci di considerare ed eventualmente preferire la strada più dispendiosa in termini energetici.

L’animale infatti limita il suo agire verso l’azione più “economica” in termini energetici. Se un erbivoro ha fame, cercherà  il suo cibo a partire dall’area più prossima. Lo stesso accade per un carnivoro. Avete mai visto una giraffa affamata compiere chilometri di savana alla scelta della fonte alimentare “più buona”? No di certo, appena ne individua una si ferma e inizia banchettare. Lo stesso vale per il vostro gatto e cane di casa. Anche per gli animali migratori vale lo stesso discorso, essi infatti pur compiendo un notevole sforzo energetico in funzione della ricerca dell’habitat ideale, in realtà  sostano nel luogo ideale più prossimo. Se si trattasse di un umano, questo potrebbe decidere di compiere due volte il giro del globo prima di fermarsi, anche solo per il piacere di viaggiare in luoghi sconosciuti. Questo l’animale non lo fa.

L’uomo può scegliere di andare al supermercato sotto casa oppure fare chilometri a piedi se decide che il cibo idoneo è altrove. Sembra una differenza banale ma alla base di questo diverso comportamento vi è la capacità  dell’uomo di poter scegliere e discriminare, idealizzare e immaginare..

Questa è la cosa che ci rende “diversi” dall’animale (o dalla bestia, che dir si voglia).

Ovviamente, come sempre in Natura, ogni “Condizione” comporta vantaggi e svantaggi. Immaginate la leonessa, ha fame e si attiva alla ricerca di cibo per se e il proprio branco. Lo fa cercando nelle immediate vicinanze una preda, cerca di individuare la più debole e poi scatta e il più delle volte riesce nel suo intento.

Cosa ha fatto la leonessa? Se ci pensate ha cercato di ottenere il massimo risultato con il minimo consumo di energia possibile: preda vicina e fragile, dunque può permettersi di correre poco e nel più breve tempo possibile farà  in modo che l’azione vada a segno.

Noi al contrario andando a piedi per qualche chilometro verso il nostro fornitore di fiducia, abbiamo consumato molta più energia e tempo del dovuto. Però a differenza della leonessa abbiamo fatto delle valutazioni e operato una scelta. E cosa non da poco siamo potenzialmente in grado di dire: “ho energia a sufficienza da poter spendere per questa azione”.

Una scelta.

Sì una scelta e di conseguenza un diverso risultato e delle diverse conseguenze (vedi sopra). Magari abbiamo risparmiato del denaro, perchè il negoziante sotto casa è troppo caro, oppure abbiamo acquistato delle frutta biologica che il nostro negoziante sotto casa non vende, etc, etc…

Le conseguenze “negative” quali sono dunque? La principale ela più importante è: abbiamo consumato più energia. E allora dobbiamo porci anche questa domanda: ma è un bene o un male aver consumato più energia? Di fatto la domanda in questi termini non può aver risposta. Perché subentrano altri elementi e dobbiamo considerarli se intendiamo comprendere. E allora cosa dobbiamo ancora considerare per riuscire a comprendere se sia stato “vantaggioso o svantaggioso” fare più strada? La risposta è “le variabili”.

Dipende dalle variabili in gioco.

Siamo anziani? Siamo giovanissimi ma soffriamo di cuore? Avevamo un appuntamento con nostro nipote e lo abbiamo in questo modo perso? Etc, etc..

Per cui dobbiamo operare ancora una volta una scelta, prima di operarne un altra. In questo caso dobbiamo discriminare tra diverse possibilità /condizioni.

Mah, sono anziano, non soffro di cuore, camminare mi fa bene e mi sento in forze per cui decido di andare.

Sono giovane ma soffro di affaticamento cronico e tra un quarto d’ora passerà mio nipote a portarmi i medicinali: evito di andare.

Ecco che già  cominciano a delinearsi degli aspetti importanti, anzi direi fondamentali.

Uno di questi è: se sono in salute sono maggiormente libero di operare delle scelte.

Un altro è: se ho pochi impegni sono maggiormente libero di operare delle scelte.

Queste due condizioni si potrebbero riassumere nei seguenti principi:

  1. L’energia a mia disposizione è determinante al fine di operare una scelta
  2. Il tempo a mia disposizione è determinante al fine di operare una scelta

Ci sono poi “nuove” situazioni che complicano ancora maggiormente lo scenario e non stiamo ancora parlando di “ipercomodità/ipertecnologia” ..

Vado al supermercato e acquisto del brodo di carne liofilizzato. Perché lo faccio? So che il glutammato monosodico contenuto nel brodo sintetico può danneggiare il mio organismo?

Se lo so e lo acquisto, perchè lo faccio?

Se non lo so e lo acquisto perchè non ne sono informato?

Pensateci bene, in entrambi i casi la risposta può essere:

  1. so che fa male ma non ho tempo per preparare un autentico brodo di carne.
  2. non so che fa male, per informarsi serve tempo che io non ho a disposizione.
  3. so che fa male, avrei anche il tempo anche di farne uno autentico a casa ma non ho tutta quella energia da dedicare ai fornelli.
  4. so che fa male, ma ci vedo poco e non sono in grado di leggere gli ingredienti di tutto ciò che acquisto, mi pare un esercizio eccessivo per le mie forze. Spero che questo brodo non lo contenga.
  5. etc, etc..

 

Tempo ed Energia dunque..

IPERTECNOLOGIA, ENERGIA DELL’UOMO E NATURA DELL’UOMO

Di cosa stavamo parlando appena qui sopra? Di quanto sia fondamentale poter disporre di energia e tempo per operare una scelta. Stavamo ragionando con esempi tratti dal mondo “analogico” ossia da circostanze, naturali, materiali, concrete, tangibili.

Ma cosa succede se iniziamo ad applicare questi concetti anche alla sfera più immateriale, a quella ipertecnologica e virtuale per l’appunto?

Otterremo un moltiplicatore di consumo.

E non un moltiplicatore di energia come spesso propagandato dai nostri più illustri tecnofidelici benpensanti ancora dall’alba di internet e del computer.  Vi ricordate? “Con il computer potrai fare più cose contemporaneamente e avrai più tempo a tua disposizione!” “Con il computer potrai ricevere i tuoi documenti in tempo reale!” (e dunque risparmiare tempo ed energia sottintendono loro) e così via..

No, l’effetto moltiplicatore di cui parliamo è diretto al consumo/dispendio energetico. E parlo delle vostre energie, cioè di quelle dell’Uomo: voi state consumando le vostre energie, avete ricevuto il vostro bel documento in tempo reale e ora vi sentite più stanchi di prima (e con meno tempo a disposizione). E così a fatica, eccovi con il vostro smartphone in mano alla ricerca di una nuova confezione di integratori energizzanti, nella speranza (vana) che questi rigeneri la vostra depauperata energia.

L’Uomo ha a disposizione una quantità  limitata di Energia e di Tempo e per sua natura è in grado di operare scelte (che a loro volta possono produrre effetti conseguenti e dunque dispendio ulteriore) sulla base di un “sentimento” interiore che lo informa di questa energia a sua disposizione. Può decidere se consumare tanta o poca energia, ma comunque non sarà in grado di decidere di consumare più energia di quella che ha a disposizione, l’istinto di autoconservazione interverrebbe a protezione.

Ma quali sono gli effetti pratici di una condizione umana caratterizzata da minore energia personale e da minore tempo a disposizione?

Sono sotto gli occhi di tutti. Le persone accelerano, si affannano, cercano di fare tutto e in fretta. Leggono due righe e poi passano ad altro (vedi difficoltà  di concentrazione e deficit dell’attenzione negli alunni). Nella realtà  non riescono a fare nulla, tutto rimane in superficie. I problemi si “accomodano” (e si accodano) e non si risolvono. Questo fenomeno interessa non solo l’individuo, ma ogni sua emanazione, vedi Unione Europea, per esempio, che promuove leggi e iniziative di superficie, una serie di misure tampone, iniziative che mostrano la mancanza di visione a medio e lungo termine e che le conducono inesorabilmente al fallimento. E questo perchè il tempo è venuto meno, l’energia è venuta meno .

Oggi ci sono le ipertecnologie, che penetrano attraverso diverse modalità nell’animo delle persone e opacizzano il loro senso della realtà , dello spazio e del tempo.

Cos’è un social? Credete veramente che si tratti di un attività di tipo “sociale”? La risposta (di chi utilizza i social) non può che essere affermativa. In realtà sono “semplici” strumenti di isolamento e di impoverimento delle energie e del tempo. E noi non lo vediamo, i nostri sensi non lo percepiscono. Come non percepiamo i meravigliosi paesaggi mentre ci spostiamo in auto o in treno, troppo occupati in attività contro la (nostra) natura.

La natura delle ipertecnologie è elettrica ed elettronica, la natura dell’uomo trae forma dal carbonio (conduttore elettrico). Dunque la corrente elettrica scorre attraverso il carbonio. Il carbonio non emette energia ma è in grado di veicolarla, di ospitarla. L’energia elettrica non ha modo di manifestarsi in mancanza di un conduttore o di elementi che ne permettano il passaggio. Le due cose sono evidentemente complementari, l’una necessita dell’altra. L’una senza l’altra non può vivere. Ed ecco che il legame tra uomo e ipertecnologia si forma.

Il prossimo 28 agosto vi sarà la presentazione ufficiale, del chip Neuralink appositamente progettato e voluto da Elon Musk allo scopo di incrementare le facoltà umane e collateralmente (ndr) di restituire la libertà di movimento alle persone con lesioni al midollo spinale.

Attenti a questa profezia: e se il chip di Elon Musk si dimostrasse effettivamente in grado di migliorare le facoltà umane ma il prezzo da pagare fosse quello di dover ridurre l’età media delle persone che lo impiantano a soli 40’anni?