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INDAGINE SUL SENSO DELLA VERITÀ

INDAGINE SUL SENSO DELLA VERITÀ

dal brano Blues, album EXIT di Fausto Rossi:
..come cazzo faccio a distinguere la terra dal cielo se continuano a spostarli..

È in corso da diversi anni un vero e proprio processo di alterazione del senso naturale di percezione della verità dell’uomo.
Tale senso (il senso del vero) fa parte di un processo cognitivo naturale, innato nell’uomo e negli esseri viventi in generale, che si collega all’istinto di autoconservazione la cui alterazione viene vista come una grande opportunità dai governi e dalle numerose lobbies economiche.

L’inizio di questa mutazione probabilmente avviene a partire dalla graduale perdita della naturale tensione verso lo Spirituale nell’uomo. Per quanto “apparentemente poco spirituali” le epoche passate, la ricerca dello spiritale era invece molto viva nell’immaginario collettivo e questo incideva in maniera importante nel comportamento quotidiano delle persone. Oggi la dimensione Spirituale collettiva è persa e il comportamento sociale mutato. In particolare nell’essere primitivo, mosso come oggi costantemente da pulsioni animali, avveniva una sorta di blocco, legato al timore che determinati comportamenti potessero “contrariare” la divinità. Tale blocco, sul piano pratico era in grado di produrre effetti “positivi”. Per esempio l’essere primitivo, nel panificare poteva essere mosso dal desiderio di utilizzare degli ingredienti scadenti, ma il timore delle conseguenze “divine” era in grado di rimuovere questa scelta tra le possibili. Oggi il panificatore che sia mosso dagli stessi (se non peggiori) intenti, non ha alcun freno di natura “spirituale” ed è libero di agire in risposta solo ed unicamente al suo istinto animale (farine scadenti -> maggiore guadagno -> maggiore disponibilità di cibo per me e la mia famiglia -> maggiori probabilità di sopravvivenza per me e la mia famiglia). Il pane è un esempio, il meccanismo, sempre lo stesso, lo possiamo applicare alle più diverse circostanze del vivere contemporaneo..

Il timore del divino è cosa antica a cui quasi tutte le religione del modo ci hanno abituati. Era una forma di controllo piuttosto efficace, in mancanza di un televisore o di uno smartphone. In sostanza un tempo, strumenti di potere in mano al potere temporale ed economico, oggi strumenti di controllo e di potere (controllo del potere) in mano a grandi sovrastrutture economico finanziarie.

Oggi, perdere il senso della verità e cioè la capacita di distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è significa assoggettarsi al sistema di controllo.
Cosa da non poco, se consideriamo che il suo perdurare può comportare la malattia e nei casi più gravi la fine biologica.

Nel tentativo di trovare strumenti adeguati per imparare a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è (e in generale per comprendere i meccanismi vitali che regolano il Sistema) diventa essenziale iniziare a ragionare per livelli o strati. Questo tipo di approccio è applicabile ovunque e facilita la comprensione delle Regole Fisiche, la loro accettazione e la nascita nell’individuo di una naturale modalità cognitiva e percettiva (le due cose devono viaggiare all’unisono) critica che la società contemporanea vorrebbe spegnere.

Un esempio di livelli o strati? In informatica, un applicazione (un app) viene vista dall’utente in un modo, ha un icona e dei pulsanti. Al livello “più basso” esiste un livello dove la stessa è rappresentata da codici per l’utente incomprensibili che ne determinano oltre che l’esistenza, la sua forma, ed il comportamento: quello visibile all’utente e quello invisibile all’utente.. Sotto ancora la stessa viene rappresentata da una serie di impulsi elettromagnetici, positivo e negativo, energia in sostanza. È chiaro a chiunque che le regole a cui dovrà “sottostare” ogni livello sono differenti a seconda del livello stesso di appartenenza.

Sul lavoro, altro esempio, non valgono le stesse regole per tutti. Il dirigente non dovrà sottostare alle stesse regole del dipendente. Comprendere (e accettare) questo meccanismo migliorerà le condizioni di lavoro del soggetto (lungi da me dall’affermare che ciò sia giusto, qui si sta unicamente ragionando sul senso dei livelli) e così via..

L’uomo è l’unico essere presente sul pianeta in grado di mistificare la propria realtà. Questo è giusto tenerlo in considerazione, sempre, per poter innanzitutto attivare un sano senso critico in ognuno di noi.
È giusto anche chiedersi perchè l’uomo desideri mistificare la sua realtà, e spesso la ragione coincide con un insano desiderio di potere economico e/o sociale. Indice di un profondo disequilibrio interiore. Di una malattia vera e propria.

Detto ciò, poter disporre di uno strumento che ci faciliti il compito di distinguere il vero da ciò che non lo è o “lo è meno” diventa certamente utile.

Un primo strumento potrebbe essere quello proposto dal metodo descritto tra breve. Si tratta in sostanza di porre la nostra attenzione su due elementi fondamentali che rappresentano le variabili della condizione VERO/FALSO. Il metodo è applicabile ad ogni circostanza. Inizialmente non semplice il suo utilizzo ma con il tempo imparerete a perfezionarlo.

Servirà riflettere sul senso di AUTENTICITÀ e sul senso di VERITÀ. Queste le due variabili.

Per poter imparare a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è dobbiamo porci entrambe le seguenti domande per la medesima “circostanza”.

È reale?

E poi:

È vero?

Le due “variabili” devono dare, entrambe, esito positivo.

Facciamo un esempio:

le merendine pubblicizzate in tv.

È reale?
Certo la merendina è reale, esiste e la posso acquistare, esistono gli attori, esiste il televisore che la diffonde. È tutto reale.

È vera?
No, non è vera, la pubblicità serve per convincere noi del prodotto, sempre magnificato, esaltato nell’interesse dell’azienda. Noi non sentiamo il sapore del prodotto, questo ci viene raccontato degli attori. L’azienda produce le sue merendine per trarne il massimo profitto, non ha a cuore il prodotto finale se non nella sua apparenza, se non nel suo contenuto di zuccheri, sostanza in grado di creare dipendenza nel consumatore. Dunque la merendina per come esposta e per le finalità per cui viene commercializzata non risulterà vera. Chiediamoci sempre quali siano le finalità di un “elemento” o di un prodotto o di uno strumento, etc..

Un altro esempio:

i sociale network e le relazioni interpersonali.

L’amicizia appena ottenuta è reale?

Certo, la persona che ci ha concesso l’amicizia esiste realmente, realmente essa ha operato una scelta cliccando sul pulsante preposto.

È vera?

No, l’amicizia cosi ottenuta non si esprime attraverso la relazione fisica e sentimentale fisiologica. L’amicizia cosi ottenuta manca di alcuni elementi portanti indispensabili al suo corretto fluire. Si usa in questo caso infatti il termine di “amicizia virtuale”.

E ancora: il “virtuale” è reale?

È reale, esiste, noi tutti abbiamo a che fare con il virtuale ogni giorno.
È altresì vero?

Il virtuale non è vero né falso. Viene utilizzato per veicolare contenuti, è un mezzo. I contenuti possono essere più o meno veritieri, ma ciò non dipende dal mezzo.
È infatti erroneo porsi la domanda se il virtuale sia o meno vero.
Il virtuale, fa parte di uno strato più in basso a quello in discussione. Viene prima e come tale possiamo considerarlo neutro (almeno da questo punto di vista). Possiamo eventualmente porci la domanda se “Naturale”, ma questo fa parte di una altro discorso. Allo stesso modo porci la domanda se la tecnologia sia buona o cattiva non riguarda questo tipo di indagine.

Del virtuale ciò che ci interessa sono i contenuti. È il contenuto del virtuale che può essere vero o falso. Non il virtuale. Il virtuale in questo caso funge da sorta di infrastruttura, serve a contenere. Nel caso sopra “l’amicizia” rappresenta il contenuto del virtuale. È sempre il contenuto del virtuale che può e deve essere oggetto della nostra indagine, non il contenitore.

Se non  attiviamo ed esercitiamo  il nostro (di ognuno di noi) senso critico nei confronti delle più svariate mistificazioni con cui ogni giorno dobbiamo confrontarci, finiremo per ritenerle vere in quanto reali. Ed è sbagliato. Non tutto ciò che è reale, abbiamo visto, risulta anche vero.
Se trascuriamo questo passaggio cognitivo fondamentale, il gioco è fatto, il meccanismo di riconoscimento è spezzato e noi inizieremo a perdere progressivamente il senso di ciò che è vero e di ciò che è falso.

Possiamo applicare questo metodo in ogni ambito: la musica che ci viene proposta in radio, gli alimenti in generale, i rapporti con le persone e soprattutto i loro (e i nostri ) atteggiamenti, come utilizziamo la tecnologia, etc, etc..

E non finisce certo qui.
Se a tutto ciò aggiungiamo uno stato di salute non eccellente, vuoi per una cattiva alimentazione, vuoi per l’inquinamento, l’uso scorretto di farmaci e sostanze chimiche in casa e al lavoro, un forte stress lavorativo, famigliare, relazionale, ci troveremo presto nella condizione di VOLER assentire, poiché iniziare un qualsiasi processo critico richiederà l’energia che non avremo a disposizione.

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