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BERLUSCONI SILVIO: APPARTENENZA ALLA LOGGIA MASSONICA P2 (PROPAGANDA 2)

Tratto da…Wikipedia:

L’iscrizione di Berlusconi alla loggia massonica P2 avviene il 26 gennaio 1978 nella sede di via Condotti a Roma, all’ultimo piano del palazzo che ospita il gioiellere Bulgari insieme a Roberto Gervaso; la tessera è la n. 1816, codice E. 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, come risulta dai documenti e dalle ricevute sequestrate ai capi della loggia. Berlusconi ha negato la sua partecipazione alla P2, ma ha ammesso in tribunale di essere stato iscritto. Nell’autunno del 1988 (nel corso di un processo contro due giornalisti accusati di averlo diffamato celebrato dal tribunale di Verona), Berlusconi dichiarò: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. […] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata chiesta».

Per tali dichiarazioni il pretore di Verona Gabriele Nigro ha avviato nei confronti di Berlusconi un procedimento per falsa testimonianza. Al termine il magistrato veronese ha prosciolto in istruttoria l’imprenditore perchè il fatto non costituisce reato

Il sostituto procuratore generale Stefano Dragone ha però successivamente impugnato il proscioglimento e la Corte d’appello di Venezia ha avviato un nuovo procedimento in esito al quale ha stabilito che «Berlusconi, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso» ma che «il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia».

Successivamente dichiarò: “Non sono mai stato piduista, mi mandarono la tessera e io la rispedii subito al mittente: comunque i tribunali hanno stabilito che gli iscritti alla P2 non commisero alcun reato, e quindi essere stato piduista non è titolo di demerito”.

In altra occasione, ha affermato che la P2 “per la verità allora appariva come una normalissima associazione, come se fosse un Rotary, un Lions, e non c’erano motivi, per quello che se ne sapeva, per pensare che la cosa fosse diversa. Io resistetti molto a dare la mia adesione, e poi lo feci perché Gervaso insistette particolarmente dicendomi di rendere una cortesia personale a lui”.

Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta Anselmi la loggia massonica era “eversiva”. Essa fu sciolta con un’apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.

La P2 era “un’organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia attraverso il «piano di rinascita democratica», un elaborato a mezza via tra un manifesto e uno «studio di fattibilità». Conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l’avvio di opere di selezionato proselitismo e anche un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere”. Il Piano programmava la dissoluzione dei partiti e la costruzione di due poli organizzati in club territoriali e settoriali; tendeva al monopolio dell’informazione, al controllo della banche, alla Repubblica presidenziale e al controllo della magistratura da parte del potere politico.
Ricevuta di pagamento della quota di iscrizione di Silvio Berlusconi alla Loggia P2.

Secondo il fondatore della P2 Licio Gelli, Berlusconi “ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto”.Anche il vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi rimprovera al primo governo Berlusconi, al momento della sua caduta (1995), di essere “l’attuazione fatta e programmata da Berlusconi del Piano di rinascita democratica proposto dalla Loggia P2 già nel 1976”.D’altra parte, l’affermazione di Gelli sembrerebbe sottointendere una certa estraneità di Berlusconi al tentativo che la loggia fece di attuare il suo piano, mentre, al di là delle analogie reali o apparenti, i contatti tra Berlusconi e personaggi legati alla loggia appaiono piuttosto concreti e provati e viaggiano per le vie degli affari, in particolare attraverso il canale internazionale rappresentato dal Banco Ambrosiano. Nell’organigramma complessivo della P2, incentrato, come detto, sulla segreta penetrazione dei più diversi luoghi del potere (finanza, politica, media), il ruolo dei giornali e della televisione appare decisivo. Lo stesso Gelli ha anche affermato: “Il vero potere risiede nelle mani di chi ha in mano i mass media”.

A partire dal 1985, gli archivi di Gelli testimoniano l’intervento della P2 nell’acquisizione da parte di Berlusconi dell’allora più diffuso settimanale popolare italiano Tv Sorrisi e Canzoni.La transazione, se vista come una delle tante compiute all’interno della stessa intricata ragnatela di imprese legate al sistema creditizio vaticano, risulta quasi solo un passaggio di consegna per la realizzazione del programma. È il giugno del 1983 quando la consociata all’estero Ambrosiano Group Banco Comercial di Managua cede a Berlusconi il 52% del pacchetto azionario della rivista. A interessarsi dell’affare sono i finanzieri Roberto Calvi e Umberto Ortolani. A seguito della presentazione delle conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P.2, la loggia fu sciolta per legge in ragione dei «fini eversivi» che si prefiggeva. Gelli fu condannato e arrestato, benché al riguardo Berlusconi sostenne di essere «…sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli…».

Al momento del suo ingresso ufficiale in politica (1993), Berlusconi presentò un partito la cui struttura e programma parvero ad alcuni, simili a quelle prefigurate nel disegno eversivo della P2: «Club dove siano rappresentati… operatori imprenditoriali, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori» e solo «pochissimi e selezionati» politici di professione. Fin dal primo governo Berlusconi i titolari di diversi incarichi sono risultati appartenenti alle liste segrete scoperte nella residenza di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi.

Il 13 marzo 2006 la maggioranza parlamentare guidata da Berlusconi approvò una modifica dell’articolo 283 del Codice Penale sulla base del quale era stata messa sotto processo (e poi assolta) la P2. Il testo precedente era questo:

“Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.

il testo modificato è invece il seguente:

“Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni”

Vi invitiamo calorosamente a consultare il testo integrale: http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi

2 commenti

  1. Perche’ il piano della P2 e’ ancora attuale

    partiamo dalla considerazione iniziale che la libertà’ e’ una cosa che, come molte altre, parte dall’individuo: dalla sua apertura mentale che gli consente di non basare le proprie opinioni sul sentire comune e sui preconcetti ma sui fatti e sulle proprie capacita’ critiche. Nel sentire comune, piduista e’ sinonimo di cospiratore del male antidemocratico e golpista. Non e’ certo da escludere che l’iniziativa abbia prodotto in fase attuativa delle degenerazioni delittuose, peraltro mai provate nel corso dei diversi procedimenti giurisdizionali avviati a valle della sua scoperta. Tuttavia chi induce la pubblica opinione a ritenere eversivi i contenuti del Piano lo fa’ in malafede ed ha come interesse unicamente il mantenimento dello Status Quo. Quello stesso Status Quo che ha condotto l’Italia verso la decadenza e l’oscurantismo che lungi dall’essere figlio del berlusconismo come molti dicono, deriva invece della resistenza a ogni forma di cambiamento che nel nostro paese ritroviamo in qualsiasi espressione di sistema, dai sindacati ai partiti politici, dalle corporazioni professionali ai ristretti salotti della nobilta’ economico finanziaria. Leggendo il “Piano di rinascita Democratica” attribuito a Licio Gelli e venuto alla luce a valle di una perquisizione ordinata dalla Procura di Milano molti anni fa’, le menti davvero libere, come sarebbe quella di uno storico che analizza fatti molto lontani dalla sua epoca di analisi, non possono non apprezzare come esso avesse colto gia’ all’epoca molti di quegli aspetti che hanno ostacolato e continuano ad ostacolare il progredire culturale, economico e sociale del nostro paese. Quelle verita’ che molti conoscono ma che nessuno dice, per paura di apparire non allineato, sovversivo o antidemocratico e ricavare danni dalla constatazione evidente della realta’ in un sistema nel quale l’allineamento alle opinioni dei più e’ il must irrinunciabile. Il degrado e l’inefficienza delle istituzioni condizionate dalla politica del consenso orientata alle scelte popolari e di apprezzamento di massa, contrapposte alle decisioni che qualsiasi buon padre, o madre, prederebbe per il bene comune della sua famiglIa. Il ruolo de facto che sindacati, magistratura e politica hanno assunto nell’ambito delle reciproche sfere di azione a scapito degli equilibri di funzionamento di un sistema hanno prodotto e continuano a produrre confusione e blocco decisionale e di progresso. Sulla base di queste considerazioni di partenza, il Piano, se lo si legge, si sviluppa secondo logiche molto concrete ma affatto contrarie nei meccanismi ispiratori ai principi della costituzione. Anzi e’ proprio il riaffermare dei ruoli e delle prerogative originarie della costituzione il principale obiettivo del “club”, come viene definito il ristretto gruppo di eccellenze politiche, economiche, giurisdizionali e pubbliche che avrebbe dovuto assumersi l’onere di attuare il piano. Insomma una oligarchia di pochi incaricata di ricondurre i sindacati al loro ruolo di rappresentanza dei lavoratori e non di influenza politica o nella gestione aziendale, la magistratura ai compiti di garante del funzionamento del sistema secondo le regole che il parlamento approva e non blocco di potere autonomo, la politica alla funzione di indirizzo delle scelte per l’interesse comune e non di esercizio di potere fine a se stesso. Quello che certamente sconvolge i perbenisti falsi democratici sono le modalità di attuazione che il piano prevede. Il ricorso al controllo dei media, il fatto che pochi eletti si assumano l’onere e la responsabilita’ per la conduzione del piano, il richiamo alla meritocrazia ed al differenzialismo come alternativa all’equalitarismo di maniera e di comodo, la riaffermazione della scuola come strumento di eccellenza e non di presidio politico delle nuove generazioni, spaventano certamente i marchesi del conservatorismo dello Status Quo; quello Status Quo pero’ che essi stessi hanno costruito a proprio favore, esattamente con le stesse modalita’ che fingono di aborrire. Il fatto e’ che se davvero ci si pone degli obiettivi anche nobili come appaiono al lettore con la mente libera quelli del Piano, si deve machiavellicamente prendere atto che queste sono le uniche modalita’ attraverso le quali e’ possibile raggiungerli nell’attuale contesto caratterizzato dalla contestuale presenza del sistema democratico e del fenomeno della mediaticizzazione di massa della comunicazione. Solo che il metodo va bene solo quando ad adottarlo e’ la parte giusta, cioè’ la propria. E viene da sorridere come, per essere ancor piu’ attuale, l’analisi di Gelli manchi solamente di menzionare lo strumento che piu’ di tutti oggi rischia di ulteriormente esasperare il collaborazionismo ed il consolidamento del consenso di massa: i social media del web 2.0. La condivisione delle conoscenze che permette oggi internet e’ una potenzialita’ infatti enorme in senso positivo, ma se non indirizzata nel senso di limitare i potenziali effetti di annullamento dell’individuo che la collaborazione di massa rischia di comportare, determineranno un irreversibile appiattimento culturale e quindi un forte freno allo sviluppo di nuove conoscenze da condividere. Insomma se per curarci basta sapere come hanno fatto altri nostri simili su un blog, nessuno andrà più dal medico. Ma senza medici nessuno dei nostri simili, incluso noi stessi, in futuro potrà più curarsi.

    Concludendo le democrazie occidentali sono oggi sotto forte pressione. La crisi economica ha esasperato la loro incapacità di prendere decisioni che preservino interessi collettivi di lungo periodo e che prescindano dalla sistematica ricerca del consenso avente una prospettiva di qualche mese rispetto alle più vicine elezioni politiche. Occorrono oggi invece decisioni strategiche a livello mondiale su temi quali l’energia, le altre risorse naturali, la ridistribuzione del reddito a quei paesi i cui cittadini si trovano in una situazione di mera sussistenza giornaliera rispetto alla opulenza dei paesi occidentali. E questo non solo per perbenismo umanitario o pulsioni ambientaliste, ma anche per avviare uno sviluppo omogeneo e sostenibile, unica speranza insieme all’innovazione per il superamento di una crisi sistemica della domanda mondiale e non certo congiunturale. Decisioni che debbono essere prese con un ottica decennale se non piu’ lunga secondo logiche spesso contrarie agli interessi a breve degli elettori. Decisioni che i sistemi democratici cosi’ come oggi si sono evoluti non sono in grado di assicurare, schiavi come sono dell’opinione della massa votante spesso influenzata dai media, ostaggio a loro volta di interessi particolari degli sponsor del mantenimento dello Status Quo in un circolo vizioso ineludibile. L’Italia e’ certamente il laboratorio dove tali meccanismi, per motivi storici che non staremo qui ad esaminare, hanno prodotto i maggiori danni e rischiano di condizionare la sopravvivenza storica e culturale dell’intero paese. Ed allora, sicuri che l’oligarchia auspicata dal signor Gelli fosse il preludio di un colpo di Stato piuttosto che una soluzione tuttora auspicabile da prendere in seria considerazione?

  2. Partiamo (anche noi) da una brevissima analisi del testo. Si tratta di un vero e proprio articolo non di un commento. Un articolo scritto certamente tempo fa, da un laureato e certamente non congeniato specificamente per cosmogonia.org. Un documento generico avente l’obiettivo di confutare varie ed eventuali posizioni contrarie alla loggia, realizzato in cambio di ricompensa economica o di migliore posizione gerarchica.
    Dal momento che il nostro post era niente di più niente di meno la copia del testo pubblicato su Wikipedia e visto che non era possibile pubblicare tale “commento” direttamente sul wiki, l’autore ha pensato bene di farlo su cosmogonia.org, per poi avvalersi della sua propagazione in rete.

    Fatta tale premessa, rivolgendoci all’autore del “commento”, andiamo ad esporre il nostro punto di vista.

    Le Sue considerazioni e dunque le Sue opinioni sono certamente degne di interesse e di rispetto come del resto lo sono quelle di chiunque altro essere umano. Frutto delle proprie esperienze di vita, più o meno drammatiche. Per questo degne di grande rispetto, comprensione e compassione..

    Da noi per certi versi addirittura condivisibili, soprattutto laddove si fa riferimento alla possibilità di migliorare la qualità della vita di noi Comunità. Ammesso e non concesso che poi l’obiettivo non diventi quello di migliorare la qualità della vita di alcuni o di pochi, come al solito.

    Non ci trovano invece d’accordo modalità e mezzi impiegati cui fanno ricorso le varie “propagande”. Non molto distanti da quelli impiegati a suo tempo dalle brigate rosse.

    Purtroppo, e qui veniamo al “nodo” della questione (e non dipende certamente da De André in sottofondo), sia noi che Lei, ormai siamo tutti molto, ma molto in ritardo.
    Stiamo discutendo di cose che non esistono più, stiamo evocando epoche ormai scomparse, stiamo parlando di un altro Mondo, di un Mondo che è scomparso e con lui tutti i suoi abitanti, tutte le civiltà e le culture di cui ancora portiamo ricordo. Sono spariti tutti gli intrighi, tutti gli ideali e le speranze di un epoca morta e sepolta. Gli esseri umani che incontriamo ancora per strada sono ombre che al tramonto svaniranno. Le case, le strade le fabbriche e tutto il resto é già passato e già si perde (come lacrime nella pioggia…).
    La civiltà che abbiamo creato, frutto dei nostri pensieri, anche antichi, è totalmente da riscrivere e non possiamo farlo noi. La riscriveremmo inevitabilmente nello stesso identico modo e non avrebbe alcun senso.
    Siamo arrivati alla fine, già da tempo. E come a suo tempo per Atlantide dopo il suo reset totale, a breve si ricomincerà a costruire e nella Nuova Società non ci sarà posto per nessuna P2, P3, P4, etc.. Non ci sarà posto per nessuna religione, non ci sarà posto per nessun partito e non ci sarà posto per nessuna moneta. Le persone semplicemente vivranno nella serena consapevolezza di un interno/esterno coincidente, altri come riflesso di se stessi, pianeta e corpo entità indivisibili.

    Ah, e non dimentichi infine che in quel luogo e in quel tempo, come non ci sarà posto per noi, non ci sarà posto nemmeno per Voi.
    Una buona notizia, non trova?

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